domenica 21 aprile 2013

Come un Tuono - Recensione




Trama

Luke è uno stuntman, un ragazzo che si guadagna da vivere facendo la punta di diamante in uno show di periferia: è un mago della moto ed il suo numero consiste nel fare il giro della morte in una gabbia di ferro a forma di sfera. Un giorno incontra Romina, una sua vecchia fiamma che non vedeva da tempo, da circa un anno, dall’ultima volta che era stato in città. Scopre che il figlio neonato della ragazza è suo e quindi, davanti al peso della responsabilità, decide di piantare il lavoro, per essere vicino al figlio, stabilendosi nei paraggi della sua ex. Ha bisogno di un lavoro e lo trova presso un meccanico, un uomo che un tempo aveva fatto qualche rapina in banca. Il meccanico gli propone quindi di rimettere in piedi la vecchia attività, viste le abilità di motociclista del suo nuovo collaboratore. Cominciano così a fare qualche rapina e tutto sembra andare bene, fino a quando, dopo una lite Luke decide di farne una per conto suo, ma gli va male: incontra Avery, un giovane poliziotto che lo ferma. Inizia così la storia di Avery che diventa un eroe per avere impedito a Luke di compiere la rapina. Dei colleghi corrotti cominciano ad avvicinarlo con l’intento di coinvolgerlo nei loro traffici. La storia si interrompe e riprende 15 anni dopo, con il figlio di Avery, AJ (ragazzo spavaldo ed amante della bella vita) che fa amicizia con Jason, il figlio di Luke (ragazzo introverso che fatica a legare). I due diventano amici, ma presto le cose si complicano e nella faccenda viene coinvolto anche Avery.

Recensione

Il film appare nettamente diviso in tre blocchi, apparentemente sconnessi, che però si intrecciano superati i due terzi del film. 
Ecco, l’elemento di particolarità del film è proprio questo: una sceneggiatura che unifica due elementi, che per più di metà film sono stati separati, in un epilogo risolutivo che dà senso parzialmente ad una struttura che sembrava essere poco solida. Il problema del film è legato al suo pregio strutturale: la comparsa quasi casuale dei protagonisti dà loro un’aura di incolpevole inconsapevolezza incastrandosi bene con l’atmosfera fatalista del film, ma al contempo penalizza una chiara comprensione del bisogno dei protagonisti e questo fa provare allo spettatore (o per lo meno al sottoscritto) un senso di smarrimento che viene in parte riscattato dalla terza parte, in cui quasi tutto sembra conciliarsi.
Lo stile appare invece l’elemento migliore del film: i toni, i dialoghi, il senso di desolazione del film, i destini dei protagonisti ecc., richiamano con accenti ben marcati, ai neonoir che negli ultimi anni hanno fatto il loro ingresso nei cinema, uscendo spesso con il consenso della critica e del pubblico (Mystic River su tutti, con l’immagine della macchina, il tema del ritorno al passato e dell’impossibilità di scostarsi da quello che il caso o il destino hanno scelto). L’atmosfera da periferia urbana, attraversata da persone che tirano a campare camminando in bilico sulla fune che divide il lecito dall’illecito, ben si abbina al senso di desolata rassegnazione che anima delle vite opache e terribilmente modeste dei personaggi del film. Personaggi sbandati per i quali una rapina in banca può risolvere i problemi, almeno per un po’, tramutandosi in una soluzione comoda e temporanea, per poi diventare in definitiva l’unica possibilità concretamente accessibile per riscattare una vita intera. Esistenze accomunate da una rabbia che legittima anche il crimine e la violenza, spianando la strada dell’illegalità al giovane reietto che sogna di ricompattare una famiglia mai nata e al poliziotto ad inizio carriera che si trova coinvolto in brutti giri quasi senza accorgersene: entrambi hanno quindi nell’ingenuità forse la colpa più grossa. Una speranza che si accende ad intermittenza,quindi, quella di tutti i personaggi: anche il poliziotto, eroe per caso che sogna una carriera che otterrà, dovrà pagare però il prezzo di dover mantenere un figlio scapestrato ed incorreggibile, invischiato in una costante e forsennata rincorsa al godimento immediato e alla facile esaltazione del momento. Tutto in questo film offre un lato in penombra, portatore ed al contempo simbolo di un contraltare inevitabile, che ha in una desolazione rassegnata il prodotto di un' esistenza perennemente a picco su un burrone di squallore. Una lieve speranza sembra accendersi per il figlio di Luke, quando riuscirà a comperarsi una moto con la quale andrà via: ma forse si tratta solo di un ritorno a quella che fu l’attività di stuntman del padre, quasi come se la velata speranza qui descritta non fosse altro che un oscuro presagio (offerto a beneficio dello spettatore) che incombe sulla testa del ragazzo, il quale appare quindi condannato a ripercorrere le orme del padre, in una sorta di eterno ritorno che impedisce il cambiamento, senza però spegnere mai la fiammella della speranza, così da rendere il finale tanto poetico quanto beffardo.

Voto 7

G.P.

lunedì 1 aprile 2013

Il Lato Positivo - Recensione




Trama 


Pat (Bradley Cooper) è un ragazzo affetto da un disturbo bipolare: ha sbalzi d’umore che lo portano ad essere incredibilmente aggressivo. Dopo essere stato dimesso dall’ospedale psichiatrico in cui è stato ricoverato per otto mesi, Pat si trova a dover ricostruire la sua vita: è senza un lavoro, una casa (verrà accolto dai genitori – un Robert De Niro che dopo circa 15 anni di sforzi per assomigliare al mito che fu, ritorna a vestire finalmente i panni del grande attore – Jacki Weaver) e soprattutto senza Nikkila moglie, che lo ha lasciato richiedendo un ordine restrittivo nei suoi confronti. La molla che lo spinge ad alzarsi dal letto la mattina e ad essere ottimista è la possibilità, seppur remota, di riconquistare la moglie. Durante una cena dall'amico Ronnie, Pat incontra Tiffany (Jennifer Lawrence, premio Oscar per questa interpretazione), una giovane vedova affetta da una forma di depressione, che sembra subito molto interessata a lui. Instaureranno così un rapporto che sarà scandito daritmo balordo dei loro sbalzi umorali, ma che li farà avvicinare lentamente fino a fare intravedere loro il miraggio di una serenità insperata. 

Recensione

Il fatto che il film sia un bellissimo dramedy dimostra come si possa girare una pellicola che riesca ad essere coerente e compatta pur non appartenendo ad un unico genere, ma trascendendone due per raggiungere una sintesi che li valorizzi entrambi. Il film offre momenti esilaranti e momenti toccanti, inserendo delle note di humor vivace che bilancia le scene più drammatiche, reinserendole all'interno di un contesto che non sfocia mai nel melodrammadando però la possibilità di percepire la profonda amarezza che anima i personaggi e l’aura di sconforto che pervade certe sceneÈ quindi un film che sa conciliare due sguardi antitetici, unendoli in un riuscito cocktail agrodolce, che non prevede però il secco alternarsi di momenti allegri e momenti tristi, ma che sa mettere in scena, con il giusto dosaggio, elementi  opposti, condensandoli e dando così sfumature morbide e decise alla storia, senza così risultare né didascalico, né disorientante per lo spettatore. La follia dei due protagonisti è la molla narrativa del film, ma al contempo risulta anche essere la nota di colore adeguata per dare un’aura di strampalata spensieratezza e di stralunata vitalità al filmI due protagonisti si notano in maniera non convenzionale e i loro atteggiamenti contorti e sconclusionati lasciano il posto all'istinto che li avvicina l’uno verso l’altra (rappresentato dal ballo, che rispecchierà perfettamente l’umore lunatico dei due protagonisti, e dai relativi allenamenti che i due si trovano a sostenere insieme). I loro disturbi sono dapprima ostacolo, poi fattori di particolarità e distinzione ed infine elemento di comunione tra i due: come se Pat e Tiffany fossero due pezzi del puzzle difettosi, che alla lunga imparano a capire quali lati del loro carattere possono coincidere, e alla fine (com'era intuibile fin dall'inizio) si riescono ad incastrare perfettamente, come dimostra il bacio appassionato che chiude il film. 
La colonna sonora varia passando da canzoni melodiche e romantiche a canzoni arrabbiate ed esplosive, concedendo a delle timide note suonate al pianoforte, il compito di limare, dando loro profondità, le scene più toccanti. In generale la colonna sonora può essere sintetizzata dalla musica sulla quale i due protagonisti ballano nella scena clou del film: un alternarsi di due melodie dal tono diverso, che rispecchiano gli umori dei due protagonisti. Gli attori sono incredibilmente adatti ed eccentrici al punto giusto (non solo i matti), sono misurati anche nell'andare fuori misura, toccando degli eccessi che i loro personaggi non potrebbero non avere. I due protagonisti hanno un affiatamento visto raramente nei film recenti, un feeling che li rende del tutto complementari ed incredibilmente efficaci. La spontaneità dell’azione e della recitazione sono evidenti e danno credibilità ad un progetto costruito su basi solide, per quanto sia rischioso velare di ironia un tema così spinoso come quello della depressione. 
In definitiva si tratta di un buonissimo film,che riesce ad essere compatto, nonostante l’alternarsi di scene animate dal cavo elettrico della follia con momenti più distesi ed intimi. Riesce a rivolgere con onestà l’obbiettivo verso quel fascio di luce che può indicare, se non proprio la via giusta da percorrere nella vita, quantomeno il coraggio che necessita il conseguimento di una concreta e godibile serenità.

Voto: 8/9

G.P.

Introduzione molto bella con anche il disegno

Praticamente succede che c'è questo mio amico che vorrebbe fare le recensioni dei film e siccome non sa da dove cominciare gli dico :

    "Zio perché non ti apri un blog e ci metti le tue recensioni così poi la gente le legge e te le commenta e magari inizi a capire come muoverti e chissà che non ti faccia anche conoscere un po'..."

E lui mi guarda e capisco che non ha capito un cazzo e allora riformulo la frase :


    "Zio se mi scrivi qualche recensione al computer le metto in internet che così la gente le legge!"

E allora lui dice che si, che lo fa, che lo vuole fare. Cazzosì farà le recensioni dei film più belli e poi me le passerà e io che conosco i segreti dell'html le renderò disponibili al grande pubblico che, con malcelato visibilio si domanderà come avesse fatto tutto questo tempo ad andare a vedere un film (magari pagando anche) senza aver prima letto le ... 


Recensioni da Paura!